giardino-a-Orta-San-Giulio

un giardino a Orta San Giulio

2021

concorso – menzione d’onore

monica sgandurra

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dalla relazione di progetto

Guardare, osservare, rimirare, scrutare, fissare, ammirare, contemplare, rivolgere lo sguardo oltre.
Un BEL-VEDERE è un luogo, un osservatorio nel quale il nostro punto di vista si alza, prende quota, si pone in posizione privilegiata per catturare scenari o panorami che ci suscitano piacere e che si trasformano in altro davanti ai nostri occhi.
Ma come portare questa esperienza dell’osservare in un momento nel quale il panorama davanti a noi si trasforma in paesaggio, come evolvere questo guardare in una conoscenza che mette in relazione noi, il nostro sentire e ciò con cui entriamo in contatto?
Ciò che costruisce un paesaggio non è il prodotto di una visione, di una proiezione, ma è la capacità degli elementi di entrare con noi in una tensione multipla, un campo magnetico nel quale non esistono separazioni bensì correlazioni di forze.

Un BELVEDERE perciò non è solo uno spazio fisico nel quale attivare l’esperienza di un bel paesaggio favoriti da una posizione privilegiata, dalla quale la vista è facilitata, ma è un luogo nel quale comporre diverse tensioni in un nuovo circuito e trasformare noi e lo spazio attraverso un legame unico.
Un belvedere può aumentare perciò l’esperienza del paesaggio anticipando, e producendo quelle emozioni, quel sentire addensato tipico del giardino, accompagnando l’esperienza paesaggistica in un processo aperto e singolare.

In questo caso il progetto per un nuovo BELVEDERE di Orta San Giulio ruota attorno a una serie di situazioni che compongono un insieme di suggestioni, metafore, elementi che partecipano alla narrazione più estesa del luogo.

Il progetto
Il lago, le sue acque tranquille, la linea sinuosa delle sponde, i tratti dei rilievi, l’isola di San Giulio, il Sacro Monte dedicato alla devozione di San Francesco, sono gli elementi fisici che si trasformano in questo spazio giardino in un possibile racconto del paesaggio che abbraccia questo spazio.

La terrazza belvedere come osservatorio nel cuore di questo paesaggio, un altro sguardo dall’alto e al contempo uno sguardo insider nel quale rintracciare lineamenti affettivi, emotivi, poetici, simbolici, arrivando a scambiare le posizioni dall’alto e dal di dentro, da attori e spettatori, riconoscendo il paesaggio come teatro-mondo della nostra recitazione storica e quotidiana, quindi capace di accogliere le nostre emozioni, i nostri affetti,le nostre memorie come racconta Eugenio Turri.


Spingo lo sguardo lontano, vedo le cose vicine (Goethe) è questa l’azione che costruisce questo luogo, l’azione messa in atto per la trasformazione.

La terrazza, posta sulla copertura del parcheggio è raggiungibile da un sentiero che collega la via Panoramica al Sacro Monte, mettendo in connessione il centro storico di Orta San Giulio, con 
la chiesa di San Rocco e la sede del Comune con il suo bel giardino affacciato sul lago. Da qui si sale verso il Sacro Monte e il complesso delle venti cappelle dedicate alla vita di San Francesco.

Il progetto di questo belvedere è dedicato proprio a un episodio della vita di San Francesco, quello 
in cui il Santo, per sfuggire alla tentazione del diavolo, cade in un rovo e questo, per non ferirlo, ritrae le sue spine. La Rosa canina Assisiensis è la rosa dell’episodio, un arbusto che si coltiva ancora oggi nel Roseto della Porziuncola di Assisi. Una rosa senza spine della quale si narra che, se coltivata al di fuori del roseto del Santo, ritorna ad essere una rosa con le spine.
Un piccolo Roseto è dunque proposto nelle aiuole centrali che come isole accolgono una collezione di Rose botaniche (gallica, alba, arvensis, complicata). 
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