2011 Sherwood Bologna

 

2011    Sherwood Bologna

Concorso Rural City Bologna

Monica Sgandurra con paesaggista C. Costanzo

relazione

Città e campagna. O meglio periferia e campagna, due ambienti artificiali. Il rapporto tra le due organizzazioni è di avanzamento o di arretramento. Il campo di battaglia è lo spazio che viene di volta in volta riempito, svuotato, abbandonato o congestionato. Le identità dei due organismi subiscono fenomeni viscosi, le strutture perdono le proprie specificità attraverso il confronto diretto, generando spazi e paesaggi ibridi, dai bassi valori di immagine, di uso, di senso. La città attraverso la periferia si allarga, si sfrangia, avanza nei modi che seguono spesso criteri estranei al proprio territorio. La campagna, per contro, nel fronteggiare la città, ripiega sulla sua debolezza economica lasciando lo spazio all’”altro artificiale”. Le misure di contenimento di questi fenomeni sono spesso inefficaci. La città quando trova uno sbarramento, come una sfida, lo supera rompendosi in tanti piccoli nuclei che diventano schegge impazzite. La nostra risposta consiste nella creazione di strutture che funzionano da regolatori e non da barriere. Organizzazioni spaziali dalla forte identità e complessità di usi e produzioni, organismi che possono essere dilatati o contratti secondo la necessità. Una comunità. Un nucleo. Una foresta o un bosco per combattere il mono paesaggio generato dall’incontro tra città e campagna che realizza immagini pressoché uguali ovunque. Una foresta come struttura che accoglie, protegge, ricompone, riporta l’uomo a riflettere interiormente, a ritrovarsi o a perdersi. Un rifugio. Sherwood. La foresta come matrice di civiltà. Sotto la sua ombra antica, le civiltà sono state generate per poi uscire e abitare il mondo. La foresta accoglie la comunità e i suoi valori, crea lavoro ed economia attraverso pratiche produttive che l’organismo stesso genera e ospita, crea complessità di paesaggi nel suo inserimento tra campagna e città, genera senso, forma, riconoscimento. La nostra Sherwood accoglie comunità che lavorano, vivono, trovano svago. Nelle radure, che in natura si creano dentro la foresta, trovano spazio le strutture produttive, le fattorie dove allevare, coltivare, raccogliere i prodotti forestali. La trasformazione dei prodotti avviene in loco, in modo artigianale o industriale secondo lo spazio a disposizione, secondo la dimensione della foresta matrice. Gli scarti sono trasformati in biomassa e sistemi geotermici apportano energia alle strutture. La Terra ritrova ed assume quindi un valore primario. Come la foresta affonda le sue radici nel terreno, così l’uomo attraverso la geotermia prende dalla terra l’energia (sistemi geopressurizzati, magmatici, teleriscaldamento geotermico, pompe di calore geotermiche). Il calore geotermico potrà essere impiegato anche per l’economia turistica (utilizzo balneologico) e per usi agricoli (i fluidi geotermici possono essere utilizzati nell’agricoltura a cielo aperto e nel riscaldamento delle serre). Sherwood accoglierà anche strutture ricettive per il tempo libero e lo sport (trees houses, tree climbing, orienteering). All’esterno la foresta avrà due comportamenti, due facce. Verso la campagna la massa arborea si trasformerà nel sistema artificiale di coltivazione degli alberi (pioppeti, frutteti, oliveti, ecc.), mentre verso la città la struttura si tramuterà in filari, boschetti regolari, parchi. Il rapporto, il legame tra città e campagna avverrà quindi attraverso il potenziamento delle strutture arboree coltivate e ornamentali che, come tentacoli, si insinueranno nel paesaggio.